Conviene avviare un’impresa oggi? Come è cambiata la visione rispetto a qualche anno fa

Conviene avviare un’impresa oggi? Come è cambiata la visione rispetto a qualche anno fa

Febbraio 14, 2026 0 Di Sylvia Allegri

La domanda risuona spesso, tra una pausa caffè e una discussione su dove sta andando il mercato: avviare un’impresa ha ancora senso? Una volta, aprire la partita IVA era quasi un passaggio naturale per chi aveva un mestiere in mano o un’idea brillante. Oggi, guardando i telegiornali o leggendo i report economici, la prudenza sembra l’unica consigliera saggia. Eppure, il desiderio di costruire qualcosa di proprio non si spegne. Ci troviamo di fronte a un bivio costante tra la voglia di fare e la paura di fallire, amplificata da una burocrazia che spesso appare come un nemico piuttosto che come un alleato.

Al di là del coraggio, però, quello che serve è il metodo. L’improvvisazione, che forse vent’anni fa poteva ancora portare a qualche risultato fortunato, oggi è bandita, perché stiamo vivendo tempi complessi: figure professionali come Giuseppe Lettini stesso sottolineano quanto sia importante il passaggio mentale e operativo da semplice lavoratore autonomo a struttura organizzata. Capire i numeri, pianificare la crescita e non navigare a vista sono diventati i veri requisiti d’accesso. La visione romantica dell’imprenditore solitario sta lasciando il posto a quella, molto più concreta, del Business Architect®, ovvero un “architetto di impresa” che si occupa di progettare la struttura delle aziende.

Avviare un’impresa oggi: opportunità e nuove sfide

Mai come in questo momento storico abbiamo avuto accesso a strumenti così potenti con barriere d’ingresso così basse. Il digitale ha democratizzato il marketing, la vendita, la gestione. Possiamo raggiungere un cliente dall’altra parte del mondo stando seduti in un ufficio di provincia. Questa è l’opportunità: il mercato è potenzialmente infinito.

Eppure, nonostante sembri quasi un controsenso, alla fine, nascosta nella terra del “sogno” del web, c’è la trappola. La facilità di accesso ha saturato ogni nicchia. Avviare un’impresa oggi vuol dire competere per l’attenzione in un ambiente rumoroso, affollato, dove restare a galla rischia di essere l’unico obiettivo. La concorrenza non è più solo il negozio all’angolo, ma la multinazionale che consegna in 24 ore.

Inoltre, la velocità richiesta è impressionante. Un prodotto in voga oggi, domani è obsoleto. Chi decide di fare impresa deve mettere in conto una formazione continua e una reattività che, qualche decennio fa, non era tanto richiesta. Non basta più “saper fare il prodotto”; bisogna saperlo raccontare, vendere e, soprattutto, bisogna saper far quadrare i conti mentre tutto intorno i prezzi delle materie prime oscillano come montagne russe.

Come è cambiato il contesto economico e imprenditoriale

Facciamo un passo indietro. Fino ai primi anni Duemila, il percorso sembrava tracciato. L’economia aveva i suoi cicli, certo, ma erano onde lunghe, prevedibili. L’azienda italiana media, spesso a conduzione familiare, cresceva organicamente. Si andava in banca, si chiedeva il fido, si comprava il macchinario. Il direttore di filiale conosceva l’imprenditore per nome. Oggi quel mondo non esiste quasi più. La volatilità è la nuova costante. Una crisi geopolitica a migliaia di chilometri di distanza blocca la catena di approvvigionamento sotto casa; l’inflazione erode i margini nel giro di un trimestre.

Ed è il motivo per cui la gestione finanziaria è diventata il tallone d’Achille per molte PMI. Mentre i grandi colossi hanno interi dipartimenti di controllo di gestione, la piccola impresa spesso naviga basandosi sul saldo del conto corrente. È un errore fatale. Prima l’intuizione poteva compensare una gestione approssimativa; ora essere all’oscuro dei flussi di cassa, del break-even point o della differenza tra fatturato e utile porta alla chiusura.

Dalla stabilità alla flessibilità: il nuovo approccio all’impresa

C’era il mito del “posto fisso” e, per l’imprenditore, il mito dell’azienda che dura per generazioni facendo sempre la stessa cosa. Dimentichiamolo. La parola d’ordine che sentiamo ripetere, a volte fino alla nausea, è flessibilità. Ma cosa intendiamo davvero? Non parliamo di precariato, ma di agilità strutturale. L’approccio moderno richiede di disegnare aziende in grado di evolvere costantemente. Molti professionisti tentano il salto, cercando di trasformarsi in società. È il momento più delicato.

Spesso si portano dietro la mentalità dell’artigiano: “faccio tutto io perché come lo faccio io non lo fa nessuno”. Questo approccio, oggi, è un freno a mano tirato. Per crescere, per trasformare un’attività in un’impresa vera, bisogna delegare, creare procedure. Si passa dalla logica del “lavoro per me stesso” a quella del “creo un sistema che genera valore”. È un cambio di paradigma totale.

Fattori da valutare prima di avviare un’attività oggi

Quindi, cosa guardiamo prima di andare dal notaio? Lasciamo perdere per un attimo l’entusiasmo dell’idea, che pure serve come benzina. Concentriamoci sul motore. Il primo fattore è la sostenibilità finanziaria. Non chiediamoci solo “quanto venderò?”, ma “quanto posso resistere senza vendere?”.

Poi c’è il team. L’uomo solo al comando è una figura in via di estinzione. Avviare un’impresa richiede competenze trasversali che una persona sola difficilmente possiede tutte. Circondarsi di collaboratori validi, o di consulenti esterni che coprano le lacune, è un investimento.

Infine, la proposta di valore. Perché dovrebbero scegliere noi? La piccola e media impresa vince sulla specificità, sulla cura, sulla risoluzione di un problema preciso in modo eccellente. Valutare questi aspetti con freddezza, magari facendosi affiancare da chi ha già visto centinaia di aziende nascere e crescere, è l’unico modo per trasformare un sogno nel cassetto in una realtà che fattura e, soprattutto, che dura nel tempo.