Business del turismo: come cambierà dopo il covid19

Business del turismo: come cambierà dopo il covid19

June 17, 2020 0 By Sylvia Allegri

Per chi gestisce un’impresa è chiaro che l’intero settore del turismo in Italia, ora completamente bloccato a causa del coronavirus, dovrà reinventarsi.

L’Italia è da sempre l’emblema del turismo di massa, ma proprio i manager di questo settore vedono la necessità di una svolta in un paese divenuto oramai zona a rischio.

L’impatto economico, trattandosi di una delle nazioni più visitate al mondo, è pesante. Il turismo garantisce un impiego a circa 4,2 milioni di italiani, poco meno di un quinto dell’intera forza lavoro secondo i dati ufficiali, ed equivalente a circa il 13% del PIL

L’ISTAT ha preparato un’infografica che mostra una stima delle perdite per il settore turistico. La trovi qui.

La domanda che molti si pongono ora è se l’economia italiana, e in particolare il turismo ora con le ossa rotte, sarà mai più la stessa.

Di solito, è la Pasqua a segnare l’inizio della stagione turistica in Italia. Gli hotel iniziano a far salire i prezzi, restando aperti non stop per i mesi a seguire.

Ma ora gli alberghi sono chiusi insieme a tutte le altre aziende, in un paese che conta 60 milioni di abitanti e il numero di vittime da COVID-19 più alto del mondo.

Alla luce di questo, è lecito chiedersi se gli hotel riusciranno ad attirare turisti quando riapriranno.

L’associazione turistica italiana Confturismo stima una rimessa totale di 22 miliardi di euro.

Corti afferma che l’industria nel suo complesso vale 200 miliardi di euro all’anno e fornisce un importante effetto a catena per altri settori.

“Cento euro spesi per il turismo generano 86 euro in altri settori”, compresi il settore alimentare e quello immobiliare, dice il responsabile del settore turismo di Confcommercio.

Anche con la sua cucina, l’arte e un clima ormai celebrati ovunque (per non parlare delle oltre 50 location dichiarate del patrimonio mondiale dell’UNESCO) l’Italia potrebbe non riuscire ad attirare turisti come faceva prima, lockdown o no lockdown.

“È ancora impossibile dire quando l’Italia uscirà dall’emergenza sanitaria”, ha detto Lorena Bonaccorsi, segretario al turismo.

Una possibilità è che i turisti locali, che normalmente rappresentano la metà del totale, contribuiranno a compensare parte del danno.

Secondo un sondaggio condotto da Confturismo, sette italiani su 10 pensano che la crisi si risolverà tra due o tre mesi. Quasi la metà si dichiara pronta ad andare in vacanza da qualche parte in Italia.

Ancora non è chiaro quando si potrò tornare a circolare liberamente e, anzi, diversi esperti consigliano di estendere il social distancing fino a fine Dicembre 2020.

C’è perlomeno Confturismo, che sta spingendo per una riduzione della pressione fiscale sul settore e per una compensazione pecuniaria per chi ha sofferto da questa crisi.

Sembra già tanto, ma in tanti pensano che si debba fare molto di più.

Certo, il governo condona le tasse e offre dei crediti, ma se tutto resta immobile, i commercianti non ce la faranno a sopravvivere nemmeno. Posticipare i pagamenti non è una soluzione.

E non stiamo nemmeno parlando di un dilemma solo di tipo finanziario, in particolare nel sud, la zona più povera e a rischio, dove pare che la mafia si stia già muovendo per approfittare della situazione.

D’altronde, come ricorda il procuratore di Palermo Francesco Lo Voi, le famiglie malavitose sono sempre in prima linea quando si tratta di monetizzare.

Hanno liquidità inimmaginabili a disposizione, che possono reinvestire in strutture ricettive, nella ristorazione e nell’industria dei trasporti.

E per non farsi mancare niente, il governo ci ricorda anche del pericolo rappresentato da possibili acquirenti esteri, che possono portare via una fetta della nostra economia.

Ecco spiegate, quindi, le ultime misure prese dal governo Conte a riguardo.

Intanto, il sottosegretario Riccardo Fraccaro ha garantito che le aziende locali verranno messe al sicuro costi quel che costi, ma questo è ancora tutto da verificare.

Parliamo ora delle agenzie immobiliari, che non sono di certo rimaste illese dalla pandemia.

C’è persino chi dichiara un calo dell’80-90% e zero prenotazioni in vista.

Ci sono poi i tantissimi edifici presi in affitto a Roma e nelle maggiori città italiane per investire in Airbnb. Senza clienti, l’affitto chi lo paga? Un altro business in perdita. Ai proprietari non resterà che mettere in vendita l’immobile, probabilmente a prezzo ribassato, visto come va il mercato in generale.

Tra chi non se la sente più di andare a stare per conto suo e chi ha perso il lavoro – e con esso la speranza di ottenere un prestito – circa 20.000 contratti di vendita sono già saltati. Effetti collaterali dell’epidemia.

E quando questo finirà, chi lo sà. Bisognerà imparare a conviverci.

C’è poi l’obbligo al social distancing… difficile immaginare come un bar o un ristorante possa adempiere a tali restrizioni.

La Bonaccorsi vede un’onda di cambiamento all’orizzonte e dice (fonte):

“l’emergenza che stiamo vivendo impatterà sul modello turismo che eravamo abituati a conoscere: mobilità pervasiva e turismo di massa… Facciamo tesoro di questa situazione, purtroppo drammatica.. per rinnovare il sistema turistico e far salire il sistema dell’offerta. Vogliamo andare oltre i mali storici del turismo in Italia attivando innovazione e con norme giuste che accentuino la sostenibilità e la diversificazione dei flussi in modo che non ci sia sfruttamento eccessivo, ad esempio, dei nostri meravigliosi ma fragili centri storici delle città d’arte. Facciamo in modo che questa pandemia almeno ci lasci in eredità l’opportunità di migliorare anche grazie al pensiero comune che tutti i settori stanno facendo per una ripresa congiunta del nostro Paese”.